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Vita di Gesù PDF

196 Pages·2013·1.098 MB·Italian
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Blaise Pascal VITA DI GESÙ a cura di Davide Monda C L AS S I C I D E L P E N S I E R O Blaise Pascal VITA DI GESÙ A cura di Davide Monda Con un saggio di François Mauriac e la Vita del signor Pascaldi Gilberte Périer CLASSICI DEL PENSIERO Proprietà letteraria riservata © 2009 RCS Libri S.p.A.,Milano ISBN 978-88-58-65490-3 Titolo originale dell’opera: Abrégé de la vie de Jésus-Christ Traduzione di Davide Monda Prima edizione digitale 2013 Per conoscere il mondo BUR visita il sito www.bur.eu PASCAL1 François Mauriac Guardo sul mio tavolo,a portata di mano,l’edizione scolastica dei Pensieri e Opuscoli,pubblicata da Ha- chette,con introduzione,avvertenze,note e due facsi- mili del manoscritto dei Pensieria cura di Léon Brun- schvicg.Quel vecchio libriccino,che ho portato ovun- que con me fin dalla classe seconda,strappato,ingialli- to,pieno di appunti,di unghiate,fotografie,date,petali secchi,simile ai libri di cui Rimbaud dice «che si mace- ravano nell’Oceano» – chiusi e come morti nel tempo delle follie e dei divertimenti – riviveva,si riapriva,cer- te sere,insieme con la mia anima e,per il ritorno della mia sete,la sorgente di nuovo ribolliva. Pierre Lasserre dà per certo che Renan,nei suoi ul- timi conflitti interiori,prima di lasciare Saint-Sulpice, cercò aiuto in Pascal,e per un attimo sperò che l’auto- re dei Pensieripotesse salvarlo.Quel che non ha potu- to fare per Renan,Pascal lo ha fatto per qualcuno di noi,che non eravamo invero dei filosofi.Èintervenuto nel nostro destino nel momento in cui al fanciullo bi- gotto e credulone subentrava in noi l’adolescente col- 1Questo saggio,breve quanto intenso,apre la raccolta intitolata Mes grands hommes(Éditions du Rocher,Monaco 1949,pp.1-18) di François Mauriac,accademico di Francia (dal 1933) e premio Nobel per la letteratura (nel 1952).Giova forse rammentare che l’insigne romanziere cattolico ha dedicato,nel corso della sua lunga e opero- sissima esistenza,diversi contributi di indubbio rilievo al pensatore secentesco,fra i quali spicca il volume BlaisePascal et sa soeur Jac- queline,Hachette,Paris 1931 (trad.it.Bompiani,Milano 1949). 6 FRANÇOISMAURIAC mo di ebbrezza che,uscito fuori dal nido,scopre d’un tratto il duplice universo della conoscenza e delle pas- sioni.Ancor prima di qualsiasi lettura filosofica o sen- suale,ancor prima dell’esperienza amorosa,egli respi- ra nell’aria quel che ancora non sa,e certe immagini lo colpiscono e già lo rendono incline all’apostasia.Da un lato,gli pare di vedere il gregge mormorante delle don- ne,tutte le brutture,tutte le miserie,la povertà intellet- tuale,la credulità meschina,l’odio,la paura delle pas- sioni seducenti e sconosciute e,sotto pretesto di am- maestramento,il preconcetto contro opere nobilissime a favore di rapsodie menzognere e stupide;dall’altro lato,i giovani insegnanti che suscitano ammirazione, gli scrittori famosi,il loro pensiero audace,un’avida curiosità,una ricerca sfrenata,una parte di sé legitti- mamente concessa alle esigenze del cuore.A quel pun- to,quando la scelta di un adolescente si fissa su un’im- pressione,su delle immagini,l’incontro con Pascal può essere decisivo;tutti gli ordini di grandezza si ritrova- no in un uomo solo,e proprio in quel cristiano! «I li- bertini» scriveva Bayle già nel 1684 «non possono più dirci che solo le menti limitate conoscono la pietà, giacché è possibile osservarla manifestata al meglio in uno dei massimi esperti di geometria,in uno fra i più sottili metafisici e fra le menti più penetranti che siano mai esistite». Quel che c’è di antipatico nella rinuncia di certe persone è il fatto che non possiedono niente a cui ri- nunciare.Il cristianesimo attira la folla di coloro che credono che il Vangelo li autorizzi a gloriarsi del nulla. E ben si vede che la Chiesa è fuori dal tempo,e non si cura del giudizio e dei motteggi del mondo,nell’acco- glienza che essa riserva agli apparenti rifiuti del mon- do (apparenti perché fra loro taluni raggiungono la santità e dunque celano sotto la loro miseria visibile una grandezza invisibile).Tuttavia,per dei ragazzini PASCAL 7 impetuosi e infiammati dalla forza della carne,quella miserabile folla attorno a Cristo li allontana;ed è il momento in cui Blaise Pascal può salvarli,soprattutto se lo vedono così come fu realmente,prima della con- versione definitiva:infinitamente diverso da loro per genio e conoscenze,ma loro fratello per orgoglio intel- lettuale e anche per una certa attrattiva che egli trova- va nelle passioni. Nella vita di questo matematico filosofo – amico di Fermat,del duca de Roannez e del cavaliere de Méré, che a vent’anni l’Europa intera ammirava – non sono forse stati eccessivamente ridimensionati i cosiddetti periodi «mondani»? Alcuni specialisti si sono dati un gran daffare per costringerci a mettere in dubbio che il Discorso sulle passioni d’amore sia opera di Pascal. Anche se le prove materiali per credere all’autenticità di quelle pagine mirabili non ci sembrassero di gran lunga le più robuste,basterebbe leggerle per fondare saldamente la nostra convinzione,dal momento che Pascal vi si rivela a ogni frase,in cui riconosciamo il suo tono inimitabile.Il giovane studioso appartiene al mondo tanto da dedicare alla regina di Svezia la sua macchina calcolatrice,in una lettera nella quale mani- festa un accanito orgoglio intellettuale.Appartiene al mondo fino al punto di bisticciare con la sorella Jac- queline circa la dote che ella pretendeva di donare a Port-Royal: le compagnie altolocate che egli amava frequentare gli creavano notevoli difficoltà finanziarie. Madre Angelica,parlando di lui a Jacqueline,dice che vive «tra le futilità e i divertimenti».Il Pascal del 1652 ha amato o ha soltanto discorso sull’amore? È ve- ro che molti conoscono questa passione solo per senti- to dire – molti,ma certamente non le anime grandi. Quale mai grande anima non ha amato e sofferto? «In una grande anima,tutto è grande» afferma magnifica- mente Pascal.E dopo la famosa esclamazione sulla vi- 8 FRANÇOISMAURIAC ta che comincia con l’amore e finisce con l’ambizione, aggiunge:«Per i grandi spiriti una vita turbolenta è de- liziosa,mentre i mediocri non ne traggono alcun piace- re».Pascal possiede a tal punto il sentimento della pro- pria grandezza da scrivere,nel medesimo tempo,alla regina di Svezia che il potere dei re sui sudditi è solo un’immagine del potere che hanno gli spiriti su quelli a loro inferiori.Non si potrebbe essere più convinti di lui della superiorità dello spirito,e lo dimostra in pa- recchi punti «con la franchezza e la spontaneità con- suete» (egli stesso usa tale espressione in una lettera a Madame Périer). Dunque Pascal,anima grande,non sembra credere che un’anima grande possa ignorare l’amore,dal mo- mento che la vita turbolenta, che è deliziosa per i grandi spiriti,è pure,ci assicura,«un meraviglioso per- corso verso la passione».Il tumulto di una vita bella possiede,a suo avviso,un’incomparabile forza di se- duzione.«Una vita tempestosa ti sorprende,ti colpi- sce e pervade.» Potrebbe essere un’espressione della Grande Mademoiselle o del Coadiutore. Del resto, Pascal ammette che:«Abbiamo un bel nasconderci, ma amiamo sempre».Si può sostenere che si tratti di retorica.Ma una conoscenza per sentito dire dell’a- more come avrebbe potuto dare a Pascal,su tale pas- sione,idee che nessun altro all’infuori di lui aveva al suo tempo? È certo che ha scandagliato tutte le finez- ze di cui si sono compiaciuti,nelle loro analisi,gli au- tori moderni.Prima dell’Uomo liberodi Barrès,Pascal sapeva che ciò che accresce di molto il piacere dell’e- saltazione è analizzarla,e che occorre sentire più che si può analizzando quanto più si può.Lo sapeva Pa- scal,che ha scritto:«La chiarezza di spirito causa an- che la chiarezza della passione, poiché uno spirito grande e chiaro ama con ardore e vede distintamente quel che ama».Pascal ha scandagliato il fatto che ne- PASCAL 9 gli altri cerchiamo noi stessi e creiamo dal nostro inti- mo l’oggetto della nostra passione:«L’uomo deve tro- vare in se stesso il modello della bellezza che cerca al- l’esterno».Non ignorava che non ci innamoriamo del- la bellezza,ma di una particolare bellezza fatta a no- stra misura:«In questo senso si può dire che ciascuno possieda l’originale della sua propria idea di bellezza, di cui cerca la copia nel gran mondo».Ha compreso con precisione quanto Proust ha definito «le intermit- tenze del cuore»,come testimoniano queste righe sor- prendenti: «L’attaccamento a uno stesso pensiero stanca e devasta lo spirito dell’uomo,poiché,per la stabilità del piacere dell’amore,talora occorre non sa- pere di amare:e non si commette infedeltà,dal mo- mento che non si ama un altro,ma si riprende forza per amare meglio.Ciò accade senza che ci si pensi».E infine ha proclamato la tirannia dell’amore:«È un ti- ranno che non sopporta compagnia,vuole essere solo; tutte le altre passioni devono cedere e obbedirgli».Pa- scal ha azzardato un’affermazione che un romanziere, cui corre l’obbligo di descrivere la realtà dell’amore, dovrebbe mettere in epigrafe alle sue opere:«La pas- sione non può essere senza eccessi». Può bastare aver studiato l’amore solo dall’esterno per conoscerlo così bene? Certi punti del Discorso, meno sorprendenti e più confidenziali,tradiscono in- dubbiamente la sua esperienza in fatto di tenerezze: sono i propositi di fare e dire determinate cose davanti alla persona amata,ma la sua presenza sconvolgerà tutti i nostri piani;è la continua novità che scopriamo in quella presenza,che è una cessazione delle inquietu- dini(trecento pagine di Proust stanno in queste poche parole).Di sicuro nessun intimo di Pascal potrebbe ne- gargli,secondo l’espressione di Sainte-Beuve,una na- tura assai facile alle tempeste.Ma è proprio necessario ammettere d’acchito con Sainte-Beuve che quelle tem- 10 FRANÇOISMAURIAC peste Pascal le esaurì nel campo della scienza e nelle angosce religiose? D’altra parte, tranne Mademoiselle de Roannez, che egli guidava come avrebbe fatto Singlin,e tranne le «preziose» di Clermont alle quali rivolse le proprie attenzioni,secondo quanto riferisce Fléchier,nella sua vita non risulta nessun’altra donna.A guardarli da vi- cino,i passi del Discorsomeno appassionati,ma da cui trapela una certa esperienza,possono essere stati ispi- rati a Pascal da pura e semplice amicizia.Per quanto i due sentimenti nella loro essenza siano diversi,hanno effettivamente alcuni caratteri comuni.Il Seicento ci sembra esser davvero il Monomotapa2dell’amicizia. La vita di società,la consuetudine dei gentiluomini di mettere in comune le loro ricerche,di tenersi al cor- rente delle loro letture e dei loro lavori,i mezzi di co- municazione tanto precari che utilizzavano anche nel- le separazioni più brevi, l’inquietudine e l’angoscia espresse dalla favola dei Due piccioni,i lunghi scambi epistolari,gli infiniti complimenti tipici del linguaggio del tempo,che finivano poi col suscitare sentimenti che,dapprima,erano stati uno solo dei fini:tutto que- sto accresceva grandemente l’amicizia e le prestava quelle gentilezze che,senza mai confonderla con un sentimento più forte,potevano aiutare un uomo come Pascal a immaginarne certi aspetti.Così quel che scri- ve riguardo alla presenza e all’assenza gli poté essere ispirato dal giovane duca de Roannez,che gli era tanto legato «che non poteva fare a meno di lui al punto da condurlo con sé quando assunse il governo del Poitou» 2Il Monomotapa era un importante e prospero regno situato nel- l’Africa meridionale,che fiorì tra il Quattro e il Seicento.Qui il no- stro prosatore impiega il termine in senso traslato.Già nel Seicento, del resto,il sostantivo corrispondeva a paese immaginario,a utopia in senso etimologico,tanto che diversi libri clandestini del tempo da- vano come luogo di edizione:«Nel Monomotapa».

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