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Paradiso PDF

100 Pages·2009·0.97 MB·Italian
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Sommario L’universo di Dante -------------------------------- 2 La struttura del paradiso -------------------------- 3 Canto I ------------------------------------------------ 4 Canto II ----------------------------------------------- 9 Canto III --------------------------------------------- 14 Canto IV --------------------------------------------- 18 Canto VI --------------------------------------------- 26 Canto VI --------------------------------------------- 26 Canto VIII------------------------------------------- 33 Canto IX --------------------------------------------- 39 Canto IX --------------------------------------------- 39 Canto XI --------------------------------------------- 45 Canto XI --------------------------------------------- 45 Canto XII -------------------------------------------- 51 Canto XV -------------------------------------------- 57 Canto XVI ------------------------------------------- 63 Canto XVII------------------------------------------ 70 Canto XXII------------------------------------------ 77 Canto XXIII ---------------------------------------- 83 Canto XXIV----------------------------------------- 88 Canto XXXIII -------------------------------------- 93 Riassunto di titti i canti --------------------------- 99 Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 1 L’universo di Dante DIO serafini cherubini troni dominazioni virtù potestà principati arcangeli angeli GERARCHIE ANGELICHE credenti in Cristo credenti in Cristo venuto venturo CANDIDA ROSA purgatorio terra aria inferno aria Gerusalemme I CIELO: LUNA II CIELO: MERCURIO III CIELO: VENERE IV CIELO: SOLE V CIELO: MARTE VI CIELO: GIOVE VII CIELO: SATURNO VIII CIELO: STELLE FISSE IX CIELO: PRIMO MOBILE EMPIREO Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 2 La struttura del paradiso DIO serafini cherubini troni dominazioni virtù potestà principati arcangeli angeli GERARCHIE ANGELICHE bambini credenti credenti in in Cristo Cristo venuto venturo bambini CANDIDA ROSA I cielo o della Luna: spiriti inadempienti II cielo o di Mercurio: spiriti attivi III cielo o di Venere: spiriti amanti IV cielo o del Sole: spiriti sapienti V cielo o di Marte: spiriti militanti VI cielo o di Giove: spiriti giusti VII cielo o di Saturno: spiriti contemplanti VIII cielo o delle Stelle Fisse: trionfo di Cristo e di Maria IX cielo o Primo Mobile: trionfo degli angeli EMPIREO Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 3 Canto I 1. La gloria di colui (=Dio), che muove tutto, per La gloria di colui che tutto move 1 l’universo penetra e risplende più in una parte e me- per l’universo penetra, e risplende no altrove. 4. Io fui nel cielo (=l’empìreo), che più in una parte più e meno altrove. prende della sua luce, e vidi cose, che né sa né può Nel ciel che più de la sua luce prende 4 ridire chi discende di lassù, 7. perché il nostro intel- fu’ io, e vidi cose che ridire letto, avvicinandosi al suo desiderio, si sprofonda né sa né può chi di là sù discende; tanto, che la memoria non gli può andar dietro. 10. perché appressando sé al suo disire, 7 Ma quanto del santo regno (=il paradiso) io potei far nostro intelletto si profonda tanto, tesoro nella mia memoria sarà ora materia del mio che dietro la memoria non può ire. canto. 13. O buon Apollo, all’ultimo lavoro fammi Veramente quant’io del regno santo 10 così fatto vaso del tuo valore [poetico], come co- ne la mia mente potei far tesoro, mandi per dare l’amato alloro. 16. Fin qui mi bastò sarà ora materia del mio canto. un giogo di Parnaso (=le muse); ma ora mi è neces- O buono Appollo, a l’ultimo lavoro 13 sario entrare con ambedue (=le muse e Apollo) fammi del tuo valor sì fatto vaso, nell’impresa rimasta. 19. Entra nel mio petto, e spira come dimandi a dar l’amato alloro. tu così, come quando traesti Marsia dalla vagina Infino a qui l’un giogo di Parnaso 16 delle sue membra. 22. O divina virtù, se ti concedi assai mi fu; ma or con amendue tanto a me, che io manifesti l’ombra (=quell’im- m’è uopo intrar ne l’aringo rimaso. magine imperfetta) del beato regno, che è segnata Entra nel petto mio, e spira tue 19 nel mio capo, 25. mi vedrai venire al piè del tuo di- sì come quando Marsia traesti letto legno (=l’alloro) e incoronarmi delle foglie, de la vagina de le membra sue. che la materia [del canto] e tu mi farete degno. 28. O divina virtù, se mi ti presti 22 Così rare volte, o padre, se ne coglie per celebrare il tanto che l’ombra del beato regno trionfo di un imperatore o di un poeta, per colpa ed segnata nel mio capo io manifesti, a vergogna della volontà degli uomini, 31. che la vedra’mi al piè del tuo diletto legno 25 fronda peneia (=l’alloro) dovrebbe generar letizia in venire, e coronarmi de le foglie te, o lieto dio di Delfi, quando essa produce sete che la materia e tu mi farai degno. (=desiderio) di sé in qualcuno. 34. Ad una piccola Sì rade volte, padre, se ne coglie 28 favilla segue una gran fiamma: forse dietro a me si per triunfare o cesare o poeta, pregherà con voci migliori, affinché Cirra (=Apollo) colpa e vergogna de l’umane voglie, risponda. 37. La lucerna del mondo (=il sole) sorge che parturir letizia in su la lieta 31 per i mortali da diversi punti [dell’orizzonte], ma da delfica deità dovria la fronda quello, che unisce quattro cerchi con tre croci, 40. peneia, quando alcun di sé asseta. esce congiunta con miglior corso (=perché inizia la Poca favilla gran fiamma seconda: 34 primavera) e con migliore stella (=la costellazione forse di retro a me con miglior voci dell’Ariete), e dispone e impronta di sé con più effi- si pregherà perché Cirra risponda. cacia la materia del mondo. 43. Vicino a quel punto Surge ai mortali per diverse foci 37 aveva fatto di là (=nell’emisfero australe, del purga- la lucerna del mondo; ma da quella torio) mattina e di qua (=nell’emisfero settentriona- che quattro cerchi giugne con tre croci, le, il nostro) sera, e quell’emisfero era là tutto bian- con miglior corso e con migliore stella 40 co (=illuminato) e l’altra parte era nera, 46. quando esce congiunta, e la mondana cera vidi Beatrice volta sul fianco sinistro e riguardare più a suo modo tempera e suggella. nel sole: nessun’aquila vi affisse mai così [gli oc- Fatto avea di là mane e di qua sera 43 chi]. 49. E, come il raggio riflesso suole uscire dal tal foce, e quasi tutto era là bianco raggio incidente e risalire in alto, proprio come il quello emisperio, e l’altra parte nera, pellegrino che vuole ritornare; 52. così dal suo atto, quando Beatrice in sul sinistro fianco 46 entrato per gli occhi nella mia [facoltà] immaginati- vidi rivolta e riguardar nel sole: va, nacque il mio, e fissai gli occhi nel sole oltre i aquila sì non li s’affisse unquanco. nostri limiti. 55. Là sono possibili molte cose, che E sì come secondo raggio suole 49 qui non sono possibili alle nostre facoltà, grazie al uscir del primo e risalire in suso, luogo fatto [da Dio] come proprio della specie uma- pur come pelegrin che tornar vuole, na. 58. Io non sostenni a lungo [la vista del sole], ma così de l’atto suo, per li occhi infuso 52 neppure così poco, che io non lo vedessi sfavillare ne l’imagine mia, il mio si fece, intorno, come ferro che esce rovente dal fuoco. e fissi li occhi al sole oltre nostr’uso. Molto è licito là, che qui non lece 55 a le nostre virtù, mercé del loco fatto per proprio de l’umana spece. Io nol soffersi molto, né sì poco, 58 ch’io nol vedessi sfavillar dintorno, com’ferro che bogliente esce del foco; Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 4 e di sùbito parve giorno a giorno 61 61. E sùbito parve essere aggiunto giorno a giorno, essere aggiunto, come quei che puote come se colui che può tutto (=Dio) avesse adornato avesse il ciel d’un altro sole addorno. il cielo con un altro sole. 64. Beatrice stava tutta fis- Beatrice tutta ne l’etterne rote 64 sa con gli occhi nelle eterne ruote dei cieli, ed io fis- fissa con li occhi stava; e io in lei sai gli occhi in lei, rimuovendoli di lassù. 67. Nel le luci fissi, di là sù rimote. suo aspetto mi feci tanto dentro, quanto si fece Nel suo aspetto tal dentro mi fei, 67 Glauco nell’assaggiare l’erba, che lo fece compagno qual si fé Glauco nel gustar de l’erba in mare degli altri dei. 70. Oltrepassare i limiti e la che ‘l fé consorto in mar de li altri dèi. condizione umani non si potrebbe descrivere con le Trasumanar significar per verba 70 parole, perciò l’esempio di Glauco basti a chi la non si poria; però l’essemplo basti grazia divina serba quest’esperienza [dopo la mor- a cui esperienza grazia serba. te]. 73. Se io ero soltanto quel che creasti di me per S’i’ era sol di me quel che creasti 73 ultimo (=l’anima razionale), o amore che governi il novellamente, amor che ‘l ciel governi, cielo, tu lo sai, che con la tua luce mi sollevasti [a tu ‘l sai, che col tuo lume mi levasti. volo verso il cielo]. 76. Quando la ruota [dei cieli], Quando la rota che tu sempiterni 76 che tu fai girare eternamente quale oggetto di desi- desiderato, a sé mi fece atteso derio, richiamò su di sé la mia attenzione con con l’armonia che temperi e discerni, l’armonia, che tu disponi e distribuisci [nelle varie parvemi tanto allor del cielo acceso 79 sfere], 79. mi apparve allora tanta parte di cielo ac- de la fiamma del sol, che pioggia o fiume cesa dalla fiamma del sole, che pioggia o fiume non lago non fece alcun tanto disteso. fece mai lago così vasto. 82. La novità del suono La novità del suono e ‘l grande lume 82 delle sfere e la gran luce mi accesero un desiderio di lor cagion m’accesero un disio tanto assillante di conoscere la loro causa, che mai mai non sentito di cotanto acume. ne sentii uno di uguale. 85. Perciò ella, che mi ve- Ond’ella, che vedea me sì com’io, 85 deva così come io mi vedevo, aprì la bocca per quie- a quietarmi l’animo commosso, tarmi l’animo commosso prima che io la aprissi a pria ch’io a dimandar, la bocca aprio, domandare 88. e incominciò: «Tu stesso ti fai ottu- e cominciò: “Tu stesso ti fai grosso 88 so, immaginando falsamente [di essere sulla terra], col falso imaginar, sì che non vedi così che non vedi ciò che vedresti, se avessi cacciato ciò che vedresti se l’avessi scosso. da te tale supposizione. 91. Tu non sei sulla terra, Tu non se’ in terra, sì come tu credi; 91 come credi; ma folgore, fuggendo il proprio sito (=la ma folgore, fuggendo il proprio sito, sfera del fuoco), non corse mai come corri tu, che non corse come tu ch’ad esso riedi”. ritorni ad esso». 94. Se io fui liberato del primo S’io fui del primo dubbio disvestito 94 dubbio dalle brevi parole dette sorridendo, dentro a per le sorrise parolette brevi, un nuovo dubbio fui maggiormente avviluppato; 97. dentro ad un nuovo più fu’ inretito, e dissi: «Mi sento [l’animo] contento e quieto dopo e dissi: “Già contento requievi 97 la dubbiosa meraviglia; ma ora mi meraviglio come di grande ammirazion; ma ora ammiro io possa attraversare questi corpi leggeri (=la sfera com’io trascenda questi corpi levi”. dell’aria e quella del fuoco)». 100. Perciò ella, do- Ond’ella, appresso d’un pio sospiro, 10 po un pietoso sospiro, drizzò gli occhi verso di me li occhi drizzò ver’ me con quel sembiante 0 con quell’aspetto, che ha la madre davanti al figlio che madre fa sovra figlio deliro, delirante, 103. e cominciò: «Tutte le cose sono tra e cominciò: “Le cose tutte quante 10 loro ordinate, e quest’[ordine] è la forma che fa hanno ordine tra loro, e questo è forma 3 l’universo simile a Dio. 106. Qui (=in quest’ordine) che l’universo a Dio fa simigliante. le alte creature (=gli angeli e gli uomini) vedono Qui veggion l’alte creature l’orma 10 l’impronta dell’eterno valore, il quale è il fine, per il de l’etterno valore, il qual è fine 6 quale è fatta la norma sopraccennata. 109. Nell’or- al quale è fatta la toccata norma. dine, che io dico, sono inclinati tutti gli esseri creati, Ne l’ordine ch’io dico sono accline 10 [anche se] in modo diverso, secondo che siano più tutte nature, per diverse sorti, 9 vicini o meno vicini al loro principio. 112. Perciò più al principio loro e men vicine; essi si muovono a porti (=fini) diversi nel gran mare onde si muovono a diversi porti 11 dell’essere, e ciascuno si muove con l’istinto, che gli per lo gran mar de l’essere, e ciascuna 2 è stato dato per guidarlo. 115. Quest’istinto porta il con istinto a lei dato che la porti. fuoco verso la Luna; quest’altro è forza motrice nei Questi ne porta il foco inver’ la luna; 11 cuori mortali dei bruti; questo stringe e raduna in sé questi ne’ cor mortali è permotore; 5 la terra. 118. Quest’arco (=istinto) non scaglia [al questi la terra in sé stringe e aduna; loro fine] soltanto le creature che sono prive d’intel- né pur le creature che son fore 11 ligenza, ma anche quelle che hanno l’intelligenza e d’intelligenza quest’arco saetta 8 la volontà. ma quelle c’hanno intelletto e amore. Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 5 La provedenza, che cotanto assetta, 121 121. La Provvidenza, che dà tale assetto [a tutti gli del suo lume fa ‘l ciel sempre quieto esseri creati], con la sua luce fa sempre quieto (=ap- nel qual si volge quel c’ha maggior fretta; paga) il cielo (=l’empìreo), dentro il quale ruota quel- e ora lì, come a sito decreto, 124 lo (=il primo mobile) che ha una velocità più grande. cen porta la virtù di quella corda 124. Ed ora lì [nell’empìreo], come a luogo decretato che ciò che scocca drizza in segno lieto. [da Dio per noi], ci porta la virtù di quella corda (=la Vero è che, come forma non s’accorda 127 forza di quell’impulso), che dirige sempre a lieto fine molte fiate a l’intenzion de l’arte, tutto ciò che scocca. 127. È vero che, come la forma perch’a risponder la materia è sorda, non si accorda molte volte all’intenzione dell’artista, così da questo corso si diparte 130 perché la materia è sorda (=è restia a riceverla); 130. talor la creatura, c’ha podere così da questo corso si allontana talvolta la creatura, di piegar, così pinta, in altra parte; che ha il potere di andare in un’altra direzione, [pur e sì come veder si può cadere 133 essendo] così spinta [dall’istinto naturale]. 133. E co- foco di nube, sì l’impeto primo me si può veder cadere [sulla terra] il fuoco di una l’atterra torto da falso piacere. nube (=il fulmine), così l’impeto primo si rivolge alla Non dei più ammirar, se bene stimo, 136 terra, deviato dal falso piacere [dei beni mondani]. lo tuo salir, se non come d’un rivo 136. Non devi meravigliarti, se giudico bene, per il se d’alto monte scende giuso ad imo. tuo salire al cielo, più di quanto [non ti meravigliere- Maraviglia sarebbe in te se, privo 139 sti] per un ruscello, che dall’alto del monte scende giù d’impedimento, giù ti fossi assiso, in basso. 139. Nel tuo caso farebbe meraviglia se, pri- com’a terra quiete in foco vivo”. vo d’impedimenti, tu fossi rimasto giù [in terra], come Quinci rivolse inver’ lo cielo il viso. 142 [farebbe meraviglia] sulla terra la quiete in una fiam- ma viva». 142. Quindi rivolse il viso verso il cielo. I personaggi Colui che tutto move è Dio, interpretato aristoteli- divinità marina. La fonte di Dante è Ovidio, Metam. camente come il Motore Immobile che infonde il XIII, 898-968. movimento all’universo: tutti gli esseri, animati e inanimati, tendono a Lui, in quanto Egli li attrae Commento come fine ultimo. Il Dio cristiano però ha crato ed 1. Il canto si sviluppa in queste fasi: a) il poeta invo- ama le sue creature. Alla fine della Divina comme- ca Apollo e le muse; b) pone a Beatrice una doman- dia viene presentato nuovamente come «l’amor che da (che cos’è quella musica che ode) e riceve da es- move il sole e l’altre stelle» (Pd XXXIII, 145). sa la risposta (è la musica provocata dal movimento Apollo e le muse secondo la mitologia greca proteg- delle sfere celesti, perché essi sono ormai in cielo); gevano le arti. Abitavano il Parnàso, un monte della c) pone un’altra domanda (come può essere in cielo Grecia centrale ad essi consacrato, che aveva due lui, corpo pesante) e riceve la risposta (egli va nel cime, Citeróne ed Elicóna. luogo naturale – il paradiso – stabilito da Dio per gli Marsia, un satiro della Frigia, è abilissimo a suonare uomini); d) la donna però coglie l’occasione per e- la cornamusa, tanto da sfidare Apollo. Le muse fan- sporre l’ordine dell’universo (Dio ha posto dentro ad no da giudici. Il dio lo sconfigge. Per punirlo della ogni essere un istinto, che lo conduce al suo fine; il sua presunzione, lo lega ad un albero, lo scuoia e lo fine dell’uomo è quello di andare in paradiso), che è cuce dentro la sua pelle. la parte più importante del canto. Beatrice di Folco Portinari (1265-1290), che va 2. Il canto inizia con Dio; la cantica come l’intera sposa a Simone de’ Bardi, è la donna a cui Dante opera termina ancora con Dio (Pd XXXIII, 145). dedica la Vita nova (1292-93), una specie di diario Dio è presentato nello stesso modo: nel primo caso in cui il poeta parla del suo rinnovamento spirituale come Colui che muove tutto l’universo, nel secondo provocato dall’amore verso di lei. Dopo la morte come l’Amore che muove il sole e le altre stelle. della donna Dante ha una crisi spirituale, da cui Egli quindi muove tutto l’universo, che pervade con l’amico Guido Cavalcanti cerca di farlo uscire. Nel il suo amore. Il Dio di Aristotele è puro pensiero, poema diventa il simbolo della fede e della teologia, pensiero immateriale, e pensa sempre e unicamente perciò essa, non più Virgilio, è destinata a guidare il se stesso, non potendo pensare qualcosa di inferiore poeta nel viaggio attraverso il paradiso. Il passaggio diverso da sé. È la sfera estrema, che attira a sé tutti delle consegne avviene significativamente in cima al gli altri esseri. Il Dio cristiano invece è esterno al paradiso terrestre (Pg XXX, 49-51), il punto estremo mondo, che ha creato dal nulla, ed ha un rapporto che la ragione umana può raggiungere. Alla fine d’amore con il mondo e con le creature: il suo amo- dell’opera la donna però cede il posto a san Bernar- re pervade e penetra tutto l’universo, non escluden- do, simbolo della fede mistica. Soltanto la fede mi- do alcuna creatura, nemmeno i demoni, che sono stica permette l’incontro con Dio. strumenti della sua volontà. Anch’Egli attrae tutti Glauco è un pescatore della Beozia. Un giorno vede gli esseri come fine, ma Egli lo fa consapevolmente che i pesci, che ha posato su un prato sconosciuto, e volontariamente. ritornano in vita e si gettano nell’acqua dopo che ne 2.1. La terzina iniziale dà la percezione fisica della hanno mangiato l’erba. Egli li imita e si trasforma in gloria e dell’energia, più che della potenza, di Dio Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 6 che dall’empìreo si espande e si diffonde per tutto dai migliori artisti sul mercato e senza badare a spe- l’universo. Nel canto ci sono numerosi altri versi che se, a maggiore gloria di se stessa e soprattutto di Di- danno la stessa sensazione fisica. Questi versi si pos- o. sono chiamare, per l’energia che contengono e che 4. La terza cantica contiene fin dall’inizio versi ca- esprimono, «versi splendenti». Essi s’incontrano u- paci di sostituirsi alla realtà che indicano o che vo- nicamente nel Paradiso. Sono il risultato finale di gliono esprimere. Il poeta, giunto a compiere la sua una prassi versificatoria che caratterizza tutta la Di- impresa più impegnativa (ha bisogno sia di Apollo vina commedia: i versi sintetici, che contengono sia delle muse), riesce a creare il «linguaggio splen- molti fatti in poche parole; e i versi sovradensi, che dente», capace di esprimere le sensazioni, le emo- contengono molti riferimenti in poche parole. Un zioni e l’esperienza della parte finale del viaggio. I verso sovradenso, per quanto ancora molto semplice, versi abbagliano il lettore ed il poeta ne è consape- è il verso iniziale dell’opera: il protagonista ha 35 vole (Pd II, 1-15). Egli ha esplorato sistematicamen- anni, cioè è nel mezzo del cammino della vita, è se te le possibilità del linguaggio, i rapporti del lin- stesso, è simbolo dell’umanità errante, che cerca la guaggio con la realtà, con l’intelletto, con la memo- via della salvezza ecc. Un esempio di versi sintetici, ria. Il rapporto normale del linguaggio con la realtà ancora molto semplice, sono i pochi versi – lo è quello descrittivo (un termine indica una cosa). «scorcio» – con cui il poeta parla dell’anonimo fio- Ma poi si passa oltre, al linguaggio onomatopeico, al rentino che si suicida nelle sue case (If XIII, 139- linguaggio simbolico, al linguaggio pluristratificato 151), soprattutto l’ultimo verso; i pochi versi in cui e/o condensato, ai quattro sensi delle scritture, al Dante e Virgilio escono dall’inferno (If XXXIV, linguaggio profetico... Non basta. Con i «versi 127-132); i pochi versi che racchiudono la vita di splendenti» egli riesce a risucchiare la realtà dentro Pia de’ Tolomei (Pg V, 130-136) e di Piccarda Do- la parola, quindi a superare il linguaggio onomato- nati (Pd III, 97-108). Ma si potrebbe anche dire che peico, e a colpire direttamente la mente e la memo- questi casi sono specifici, che colpiscono in modo ria del lettore. particolare, perché la verità è molto più profonda e 4.1. «Poca favilla gran fiamma seconda: Forse di complessa: tutta la Divina commedia è sintetica e retro a me con miglior voci Si pregherà, perché Cir- gli eventi trovano lo sviluppo – il respiro o lo spa- ra (=Apollo) risponda» (vv. 34-36). Il verso è entra- zio vitale – nei tre versi concatenati della terzina o to nel linguaggio comune: da una piccola causa de- nei multipli della terzina. Ad esempio la prima ter- rivano grandi conseguenze. I due termini, favilla e zina dell’opera racchiude un evento specifico e fiamma, sono onomatopeici, ma danno anche l’idea quindi presenta il fenomeno dei pochi versi (a 35 visiva dell’oggetto che rappresentano: coinvolgono anni il poeta si è smarrito in una selva). Ma presenta tutti i sensi, memoria compresa. È uno dei «versi anche molti altri aspetti: la vita come cammino; la splendenti» del canto. vita dell’individuo rapportata alla vita umana, alla 4.2. «Trasumanar significar per verba Non si poria, vita di tutta l’umanità; quindi il pericolo, espresso in però l’essemplo [di Glauco] basti A cui esperïenza modo appariscente con un colore, il nero, simbolo grazia [divina] serba [dopo la morte]» (vv. 70-73). Il anche del peccato (la selva è oscura); infine la sba- verbo trasumanar dà la sensazione fisica e mentale dataggine del protagonista, che ha perso la retta via. del superare la condizione umana. È un altro dei I singoli versi sono densi o sovradensi, e si conden- «versi splendenti» del canto. Il tema dei limiti del sano nella struttura della terzina. E viceversa: la linguaggio, incapace di esprimere l’esperienza ol- struttura della terzina accoglie versi densi o sovra- tremondana provata dal poeta, viene ripreso più vol- densi. Ma questi sono soltanto i mattoni dell’opera... te in Pd XXXIII. La visione di Dio è ineffabile come 3. Dante invoca Apollo e le muse, che sono divinità è ineffabile lo stesso Dio. I limiti delle parole e del pagane, perché non c’è l’equivalente nel mondo cri- linguaggio sono un riflesso dei limiti della ragione stiano. Nella vastissima mitologia cristiana non c’è umana: «State contenti, umana gente, al quia; Ché, spazio per le arti. Nell’Antico testamento Dio era il se potuto aveste veder tutto, Mestier non era parturir Dio degli eserciti. Aveva a disposizione ben nove Maria» («O genti umane, accontentatevi di sapere cori di angeli, che potevano svolgere sia attività mi- che le cose stanno così, perché, se aveste potuto ve- litari sia attività di lode. Perciò non aveva tempo per der tutto, non sarebbe stato necessario che Maria le arti. Nel Nuovo testamento Cristo pensava a fare partorisse Cristo») (Pg III, 37-39). miracoli e a intrattenere il popolo minuto con le pa- 5. I due dubbi del canto esprimono l’estrema curiosi- rabole, oltre che con pane e pesce, perciò non ha il tà e l’infinito desiderio di sapere di Dante e del tempo di pensare all’arte. Gli apostoli, che doveva- Medio Evo. Il poeta è affascinato dalla sete di sape- no preoccuparsi di evangelizzare il mondo, si trova- re dell’umanità pagana, rappresentata da Ulisse, che vano nella stessa situazione di inadempienza. Per di sfida l’ignoto oltre le colonne d’Ercole, pur di cono- più, a parte Giovanni, avevano una modesta cultura. scere i vizi ed il valore degli uomini (If XXVI, 112- Erano pescatori, cambiavalute, soldati, apparteneva- 120). Egli la sente intensissima dentro di sé, ma ne no insomma al basso popolo. Con il tempo i santi e sente anche i limiti invalicabili: oltre la ragione c’è le sante si specializzano a proteggere il fedele per la fede e la rivelazione, e soltanto la fede può salva- questa o quella malattia, ma non si preoccupano né, re e rendere completa la vita umana. Guido da Mon- tanto meno, diffondono il culto dell’arte. La Chiesa tefeltro ha cercato di pianificare la salvezza però nel corso dei secoli colma questa lacuna teorica dell’anima con la fredda ragione, ma ha fallito ed è e riempie le chiese di opere d’arte mirabili, eseguite finito all’inferno (If XXVII, 73-123). Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 7 6. Il canto recupera la teoria pitagorica secondo cui è libero di scegliere è responsabile delle sue azioni e le sfere celesti, muovendosi, provocano un suono quindi acquista merito per le azioni e per le opere musicale: Pitagora di Samo (570 a.C.-?), filosofo e intraprese. La libertà di scelta però è sia libertà di matematico, scopre che i corpi, vibrando, emettono scegliere il bene, sia libertà di scegliere il male. suoni e che i suoni tra loro hanno rapporti numerici; L’uomo è meritevole quando sceglie il bene; è con- da ciò conclude che anche i corpi celesti, muoven- dannabile quando sceglie il male. La volontà umana dosi, producono suoni armoniosi. Ma soprattutto es- però è attratta dai beni terreni, che promettono una so presenta estesamente la teoria di Aristotele (386- felicità che poi non mantengono. E l’uomo ha una 323 a.C.) secondo cui l’universo è ordinato e tutti propensione verso di essi (alla quale spesso non sa gli esseri, sia inanimati sia animati, hanno un istinto resistere) da quando la sua volontà è stata indebolita che li porta al loro fine. Questa teoria è ora inserita dal peccato originale. in un contesto cristiano: il poeta fa sua l’inter- 10. Al tempo di Dante la fisica spiegava la caduta pretazione di Aristotele in chiave cristiana attuata dei gravi con la teoria dei luoghi naturali: un corpo da Tommaso d’Aquino (1225-1274). pesante cade verso il basso, perché questo è il suo 7. L’ordine dell’universo è esposto proprio in Pd I, luogo naturale; ugualmente, la fiamma di una torcia perché il poeta sta salendo in cielo e deve dare va verso l’alto, perché quello è il suo luogo natura- un’idea complessiva dell’universo. La fisica e la le. Gli elementi naturali erano quattro ed erano ab- metafisica di Aristotele, riviste da Tommaso attra- binati: terra e acqua, aria e fuoco. Questa teoria si verso la rivelazione, spingevano a vedere l’universo collegava con la teoria geocentrica: la terra è al cen- come un ó, cioè come un tutto ordinato, crea- tro dell’universo, il sole e tutti i pianeti le girano in- to da Dio con un atto d’amore e che ritornava a Lui. torno; la terra è soggetta al divenire, il cielo è im- Perciò Dio ha posto in tutti gli esseri, da quelli meno mutabile. La sfera della Luna fa da spartiacque. perfetti a quelli più perfetti, un istinto che li guida al Perciò la teoria eliocentrica di N. Copernico (1543), loro fine. Il fine ultimo dell’uomo è il ritorno in pa- ripresa poi da G. Galilei (1609), ha un carattere ri- radiso, e quindi è lo stesso Dio. voluzionario: distrugge l’universo sorto con Aristo- 8. La concezione dell’universo proposta da Dante tele (386-323 a.C.) e incorporato nella visione cri- fonde la teoria delle cause di Aristotele con la teo- stiana del mondo elaborata da Tommaso d’Aquino logia e la rivelazione cristiane. L’universo risulta (1225-1274), divenuta poi la visione ufficiale della organizzato, organico, interconnesso, gerarchico e Chiesa cattolica. pervaso dal fine. Il poeta propone una gerarchia de- 11. Il canto termina con Dante che fissa gli occhi gli esseri (esseri inanimati, esseri vegetali, esseri a- verso il viso luminoso di Beatrice. Questa soluzione nimali, esseri razionali, esseri spirituali), tutti uniti è adoperata più volte nel corso dell’ultima cantica. dal fine che incorporano e che li spinge verso Dio, Il poeta si sprofonda negli occhi della donna e prova l’attrattore supremo, che agisce sul mondo dall’e- un anticipo di ciò che proverà sprofondandosi sterno del mondo. L’istinto che incorpora porta ine- nell’essenza divina. Nei canti iniziali il poeta aveva vitabilmente ogni essere al fine stabilito da Dio per usato reiterati svenimenti (If III, 135; V, 142). lui. Ma nell’uomo, come negli angeli, esiste il libero 12. Paradossalmente Dante anticipa la fisica classi- arbitrio (o la libertà di scelta), che può spingere ver- ca: Dio pervade tutto l’universo, la forza di gravità so beni terreni e quindi a mancare al fine. E l’uomo di Newton farà poi lo stesso… se ne avvale (come, prima di lui, gli angeli, che si ribellarono a Dio e che furono cacciati dai cieli). La struttura del canto è semplice: 1) il poeta invo- L’uomo lo ha fatto nel paradiso terrestre (la disob- ca Apollo e le muse, per portare a termine l’ultima bedienza di Adamo ed Eva) e tende a farlo costan- fatica; quindi 2) chiede spiegazione a Beatrice della temente. La propensione umana verso i beni monda- musica celeste che ode; 3) Beatrice risponde che il ni appare più volte nel corso del poema. Uno di suono è prodotto dalle sfere celesti e che stanno an- momenti più intensi è Pd XI, 1-12 (gli uomini – i dando verso il cielo più veloci della folgore; 4) il laici come gli ecclesiastici – passano il tempo a cac- poeta chiede allora come può egli, che è anima e cia dei beni mondani, mentre il poeta si prepara sa corpo, andare verso l’alto; 5) Beatrice può così de- salire al cielo). scrivere l’ordine che pervade tutto l’universo: Dio 8.1. Nelle tre cantiche Dante arricchisce in più modi ha posto in ogni essere un istinto che lo spinge al suo questa concezione dell’universo: riferisce il suo vi- fine; 6) il fine dell’uomo è quello di andare verso aggio alle stagioni dell’anno, ai pianeti, alle stelle e l’alto, perciò il poeta non si deve meravigliare, se è alle costellazioni, ne indica le sfere cristalline (dove giunto in cielo. giungono le anime del paradiso per incontrare il poeta), si addentra in complicate descrizioni astro- nomiche. E usa il sole, la Luna e le stelle per indica- re lo splendore, la bellezza o qualche altra caratteri- stica degli spiriti che incontra. Gli occhi di Beatrice splendevano più delle stelle (If II, 55), Beatrice è il sole che per primo gli riscaldò il petto (Pd III, 1), Francesco d’Assisi è un sole (Pd XI, 50). 9. Secondo la Chiesa, e il poeta concorda, Dio ha creato l’uomo libero di scegliere, poiché soltanto se Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 8 Canto II 1. O voi, che in una barca piccoletta, desiderosi di O voi che siete in piccioletta barca, 1 ascoltare, avete seguìto il mio legno (=la mia nave), desiderosi d’ascoltar, seguiti che con un canto [più dispiegato] varca [nuove ac- dietro al mio legno che cantando varca, que], 4. tornate a riveder le vostre spiagge, non met- tornate a riveder li vostri liti: 4 tetevi per mare, perché forse, perdendo me, rimarre- non vi mettete in pelago, ché forse, ste smarriti. 7. L’acqua (=la materia), che io affron- perdendo me, rimarreste smarriti. to, non fu mai percorsa: Minerva spira (=gonfia le L’acqua ch’io prendo già mai non si corse; 7 mie vele), Apollo mi conduce e nove muse mi mo- Minerva spira, e conducemi Appollo, strano le Orse (=l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore) e nove Muse mi dimostran l’Orse. (=mi guidano). 10. Voi altri pochi, che per tempo Voialtri pochi che drizzaste il collo 10 alzaste il capo al pane degli angeli, del quale si vive per tempo al pan de li angeli, del quale qui [sulla terra] ma non si è mai sazi, 13. potete ben vivesi qui ma non sen vien satollo, mettere per il mare profondo il vostro naviglio, te- metter potete ben per l’alto sale 13 nendovi sempre sulla mia scia, prima che l’acqua vostro navigio, servando mio solco torni uguale. 16. Quei valorosi (=gli argonauti), che dinanzi a l’acqua che ritorna equale. andarono nella Colchide, non si meravigliarono co- Que’ gloriosi che passaro al Colco 16 me voi farete, quando videro [il loro capo] Giasone non s’ammiraron come voi farete, farsi bifolco. 19. L’innata e perpetua sete per il re- quando Iasón vider fatto bifolco. gno più simile a Dio (=l’empìreo) ci portava veloci La concreata e perpetua sete 19 quasi come vedete [correr veloce] il cielo [delle del deiforme regno cen portava stelle fisse]. 22. Beatrice guardava in alto ed io veloci quasi come ‘l ciel vedete. guardavo in lei. E forse in tanto tempo, in quanto Beatrice in suso, e io in lei guardava; 22 una freccia si stacca dalla balestra, vola 25. e si po- e forse in tanto in quanto un quadrel posa sa, mi vidi giunto dove una cosa mirabile (=il cielo e vola e da la noce si dischiava, della Luna) attrasse il mio sguardo a sé. Perciò co- giunto mi vidi ove mirabil cosa 25 lei, alla quale nessun mio pensiero poteva essere na- mi torse il viso a sé; e però quella scosto, 28. rivolta verso di me con espressione tanto cui non potea mia cura essere ascosa, lieta quanto bella: «Innalza a Dio la tua mente piena volta ver’ me, sì lieta come bella, 28 di gratitudine» mi disse, «che ci ha congiunti con la “Drizza la mente in Dio grata”, mi disse, prima stella (=la Luna)». 31. Parve a me che ci av- “che n’ha congiunti con la prima stella”. volgesse una nube lucente, spessa, solida e liscia Parev’a me che nube ne coprisse 31 come un diamante colpito dalla luce del sole. 34. La lucida, spessa, solida e pulita, gemma eterna (=incorruttibile, cioè la Luna) ci ac- quasi adamante che lo sol ferisse. colse dentro di sé, come l’acqua riceve il raggio di Per entro sé l’etterna margarita 34 luce rimanendo unita. 37. Se io ero corpo, e qui ne ricevette, com’acqua recepe (=sulla terra) non si concepisce che una dimensione raggio di luce permanendo unita. sopporti un’altra, come dev’essere se un corpo pene- S’io era corpo, e qui non si concepe 37 tra in un altro corpo, 40. [questo fatto] dovrebbe ac- com’una dimensione altra patio, cendere di più in noi il desiderio di vedere quell’es- ch’esser convien se corpo in corpo repe, senza, nella quale si vede come la nostra natura e accender ne dovrìa più il disio 40 Dio si unirono [in Cristo]. 43. Lì si vedrà ciò che te- di veder quella essenza in che si vede nemmo per fede: non [sarà] dimostrato [razional- come nostra natura e Dio s’unio. mente], ma sarà noto per sé, come le verità prime, Lì si vedrà ciò che tenem per fede, 43 che l’uomo crede. 46. Io risposi: «O donna mia, de- non dimostrato, ma fia per sé noto voto quanto più posso, ringrazio colui (=Dio), che a guisa del ver primo che l’uom crede. mi ha allontanato dal mondo dei mortali. 49. Ma, Io rispuosi: “Madonna, sì devoto 46 ditemi, che cosa sono le macchie scure di questo com’esser posso più, ringrazio lui corpo, che laggiù sulla terra hanno fatto nascere la lo qual dal mortal mondo m’ha remoto. favola di Caino?». 52. Ella sorrise alquanto, poi mi Ma ditemi: che son li segni bui 49 disse: «Se erra l’opinione dei mortali dove la chiave di questo corpo, che là giuso in terra dei sensi non ci schiude [la porta della conoscenza], fan di Cain favoleggiare altrui?”. 55. certamente non ti dovrebbero pungere ormai gli Ella sorrise alquanto, e poi “S’elli erra 52 strali della meraviglia, perché vedi che, seguendo i l’oppinion”, mi disse, “d’i mortali sensi, la ragione ha le ali corte. 58. Ma dimmi quel dove chiave di senso non diserra, che tu pensi da te». Ed io: «Ciò che quassù ci appa- certo non ti dovrien punger li strali 55 re diversamente luminoso credo che sia prodotto dai d’ammirazione omai, poi dietro ai sensi corpi rari e dai corpi densi [presenti in essa]». vedi che la ragione ha corte l’ali. Ma dimmi quel che tu da te ne pensi”. 58 E io: “Ciò che n’appar qua sù diverso credo che fanno i corpi rari e densi”. Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 9 Ed ella: “Certo assai vedrai sommerso 61 61. Ed ella: «Certamente vedrai ben sommersa nel nel falso il creder tuo, se bene ascolti falso la tua credenza, se ascolti bene l’argomenta- l’argomentar ch’io li farò avverso. zione, che io le opporrò. 64. L’ottava sfera (=il cielo La spera ottava vi dimostra molti 64 delle Stelle Fisse) vi mostra molte luci (=stelle), le lumi, li quali e nel quale e nel quanto quali si possono notare di aspetto diverso sia per notar si posson di diversi volti. qualità sia per quantità [di splendore]. 67. Se soltan- Se raro e denso ciò facesser tanto, 67 to il raro e il denso facessero ciò, una stessa virtù una sola virtù sarebbe in tutti, sarebbe in tutte [le stelle], distribuita in quantità più e men distributa e altrettanto. maggiore, minore e uguale. 70. Virtù diverse devo- Virtù diverse esser convegnon frutti 70 no essere il risultato di princìpi formali [diversi] e di princìpi formali, e quei, for ch’uno, quei [princìpi], tranne uno (=quello della densità), seguiterìeno a tua ragion distrutti. sarebbero conseguentemente distrutti con il tuo ra- Ancor, se raro fosse di quel bruno 73 gionamento. 73. Ancora, se il raro fosse causa di cagion che tu dimandi, o d’oltre in parte quel bruno, che tu domandi, o questo pianeta sareb- fora di sua materia sì digiuno be in [qualche] parte scarso 76. di materia o, come esto pianeto, o, sì come comparte 76 un corpo comprende il (=lo strato di) grasso e il ma- lo grasso e ‘l magro un corpo, così questo gro, così questo pianeta cambierebbe le carte nel suo nel suo volume cangerebbe carte. volume (=avrebbe pagine diverse nel suo interno). Se ‘l primo fosse, fora manifesto 79 79. Se fosse [vero] il primo [caso], [ciò] sarebbe ne l’eclissi del sol per trasparere manifesto durante l’eclissi di sole, perché la luce lo lume come in altro raro ingesto. [del sole] trasparirebbe (=si vedrebbe attraverso la Questo non è: però è da vedere 82 Luna), come [traspare quando si è] introdotta in un de l’altro; e s’elli avvien ch’io l’altro cassi, altro [corpo] raro. 82. Questo [trasparire] non c’è, falsificato fia lo tuo parere. [quindi l’opinione è falsa]. Perciò bisogna vedere S’elli è che questo raro non trapassi, 85 l’altro [caso]. E, se avviene che io confuti [anche] esser conviene un termine da onde l’altro, il tuo parere sarà dimostrato falso. 85. Se lo suo contrario più passar non lassi; questo raro non attraversa [la Luna da parte a parte], e indi l’altrui raggio si rifonde 88 ci dev’essere un termine dal quale [il raro] non la- così come color torna per vetro scia più passare il suo contrario; 88. e da qui il rag- lo qual di retro a sé piombo nasconde. gio del sole si riflette come il colore [delle cose] Or dirai tu ch’el si dimostra tetro 91 torna per il vetro, che dietro a sé nasconde il piombo ivi lo raggio più che in altre parti, (=lo specchio). 91. Ora tu dirai che il raggio si mo- per esser lì refratto più a retro. stra scuro in quel punto più che in altre parti, perché Da questa instanza può deliberarti 94 lì è riflesso più all’interno [del corpo lunare]. 94. Da esperienza, se già mai la provi, questa obiezione ti può liberare un esperimento, se ch’esser suol fonte ai rivi di vostr’arti. mai volessi farlo, che di solito è fonte ai ruscelli del- Tre specchi prenderai; e i due rimovi 97 le vostre arti. 97. Prendi tre specchi, ne allontani da te d’un modo, e l’altro, più rimosso, due da te, ponendoli alla stessa distanza, e il terzo, tr’ambo li primi li occhi tuoi ritrovi. [posto] più lontano, ritrovi i tuoi occhi tra i primi Rivolto ad essi, fa che dopo il dosso 10 due. 100. Rivolto ad essi, fa’ che dietro le spalle ti ti stea un lume che i tre specchi accenda 0 stia un lume che illumini i tre specchi e che torni a e torni a te da tutti ripercosso. te riflesso da tutti. 103. Benché per quantità l’im- Ben che nel quanto tanto non si stenda 10 magine più lontana non si estenda tanto [quanto la vista più lontana, lì vedrai 3 l’immagine riflessa dagli altri due specchi], [tuttavi- come convien ch’igualmente risplenda. a] vedrai che [anche] lì (=nel terzo specchio) la luce Or, come ai colpi de li caldi rai 10 deve risplendere [qualitativamente] uguale. 106. de la neve riman nudo il suggetto 6 Ora, come sotto i colpi dei caldi raggi [del sole] il e dal colore e dal freddo primai, soggetto della neve (=l’acqua) rimane privo sia del così rimaso te ne l’intelletto 10 color [bianco] sia del freddo precedenti; 109. così voglio informar di luce sì vivace, 9 voglio illuminare il tuo intelletto, che è rimasto così che ti tremolerà nel suo aspetto. (=sgombro di pregiudizi), con una luce (=una verità) Dentro dal ciel de la divina pace 11 tanto vivace, che nel vederla essa scintillerà [come si gira un corpo ne la cui virtute 2 una stella] davanti ai tuoi occhi. 112. Dentro il cielo l’esser di tutto suo contento giace. della pace divina (=l’empìreo) ruota un corpo (=il Lo ciel seguente, c’ha tante vedute, 11 primo mobile) sotto la cui virtù giace l’essere di tut- quell’esser parte per diverse essenze, 5 to ciò che contiene (=gli otto cieli mobili e la Ter- da lui distratte e da lui contenute. ra). 115. Il cielo seguente (=quello delle Stelle Fis- Li altri giron per varie differenze 11 se), che ha tante stelle, ripartisce quell’essere fra le le distinzion che dentro da sé hanno 8 diverse essenze, da lui distinte e da lui contenute. dispongono a lor fini e lor semenze. 118. Gli altri [sette] cieli [interni] secondo le varie differenze dispongono ai loro fini e ai loro effetti le distinte essenze, che hanno dentro di sé. Divina commedia. Paradiso, a cura di Pietro Genesini 10

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Divina commedia. Paradiso, a cura di P. Genesini. 1. L'universo di Dante. DIO serafini cherubini troni dominazioni virtù potestà principati arcangeli.
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