Il mio intento è di suggerire un rimedio contro quel quotidiano, comune scontento del quale soffre la maggior parte della gente nei paesi civili e che è tanto più insopportabile in quanto, non avendo alcuna causa esterna evidente, sembra inevitabile. Io credo che tale scontento sia dovuto in gran parte ad un modo errato di considerare il mondo, a un'etica sbagliata, ad abitudini sbagliate, che portano alla distruzione di quel gusto e di quell'appetito naturali per le cose possibili dai quali alla fine dipende tutta la felicità, sia degli uomini che degli animali. Sono - questi - problemi che è nella facoltà dell'uomo risolvere, ed io mi offro di proporre i cambiamenti mediante i quali, data una normale fortuna, egli può arrivare alla felicità.
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